In realtà in questo intervallo di tempo, oltre al diporto nautico, ci fu la mia prima parentesi politica, si fa per dire, in Consiglio Comunale.
Mi fu chiesto di entrare a far parte di una lista in quanto Presidente Mandamentale dell'Associazione Commercianti (ASCOM) fin dal 1972, impegno questo che durò per ben vent'anni fino al 1992.
Diedi il mio assenso e non essendomi mai interessato alla politica ero convinto di fare da “portatore d'acqua” mentre, mio malgrado, fui eletto, ma, fortunato come i cani in chiesa, tutto si verificò nel momento del cambio della guardia, per cui mi toccò fare tutto il mandato all'opposizione con la noia di assistere ai soliti discorsi dei soliti tromboni che si atteggiavano a politici di alto rango mentre io ero ingenuamente convinto che in Consiglio Comunale si andasse a discutere dei problemi locali, che magari ci si scontrasse su quanto era da fare o non fare ed invece si perdevano ore e ore a parlare del Vietnam e votare ordini del giorno che non si sa dove venissero spediti e chi li leggesse. Non vedevo l'ora che quel mandato scadesse.
Va beh, tant' è, purtroppo, dico purtroppo perchè anni dopo ci sono ricascato quando mio figlio ed un gruppo di suoi amici mi convinsero a fare il candidato sindaco di una lista civica che si ipotizzava potesse defenestrare, dopo tangentopoli, i soliti tromboni della politica locale.
Nacque così la lista “Oltre”, la parola dice tutto, ma pur non avendo avuto un risultato
negativo, a causa di una frammentazione ed una proliferazione non programmata di liste e partiti da parte degli irriducibili, non ottenne quanto sperato.
Mi toccò una seconda legislatura di opposizione, per cui io, nella mia terrena esistenza, ho “già dato”, da questo punto di vista.

Tant'è dicevamo, questa è la classe dirigente del nostro paese, c'è chi lo fa per interesse, per carrierismo o per apparire, io ho sempre pensato che fare l'amministratore della cosa pubblica è un privilegio che và onorato con impegno, senza secondi fini e soprattutto gratis, niente gettoni di presenza più o meno generosi e allora sì che campagne elettorali “povere” vedremmo.
Una volta fare il sindaco era un onore, nei piccoli paesi le persone che contavano erano, il sindaco, il prete, il maresciallo dei carabinieri e il medico, ora il sindaco è un mestierante in cerca di occupazione ed anche le altre figure hanno perso il loro carisma, che ci resta il segretario del partito ?
Cosa , invece più importante, per lo meno dal punto di vista lavorativo, fu la nascita del Gruppo d'acquisto “Fercadet” della nostra categoria commerciale promosso da me e da uno sparuto gruppo di colleghi friulani in occasione di un meating di lavoro a villa Quuerini ad Altichiero- PD.
Fu un grosso salto di qualità dal punto di vista mentale, superata la diffidenza e la solita, radicata reticenza nei confronti dei colleghi diventammo amici e collaborammo fino alla chiusura della mia attività avvenuta nel 2004.
Rappresentai il gruppo in qualità di Presidente dalla fondazione fino al 2006 dopo di che mi è sembrato opportuno, anche se non voluto da parte dei colleghi, lasciare il campo data la mia sopravvenuta estraneità a quel mondo che mi ha visto attivo per tutta la vita lavorativa.
Molto più impegnativa e stressante fu l'esperienza di Presidente dell'ASCOM che mi vide in molte occasione in conflitto con l' Amministrazione Comunale in un momento di particolare difficoltà della categoria con l'avvento della grande distribuzione.
Devo amaramente riconoscere che non sempre le mie prese di posizione furono comprese e che chi allora mi contestava non ha saputo, in futuro, costruire assolutamente niente, dopo quindici anni che ho lasciato l'incarico il peso politico/sindacale e rappresentativo dell'ASCOM, non solo non è aumentato ma è svanito nel nulla, insomma tutto lavoro sprecato e tempo perso il mio, peccato.......in una nuova vita, se ci sarà, mi guarderò bene da questa categoria !!!
Gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano....non è vero, oggi non più, ma gli anni volano ed arriviamo al 1986.
Fin dal 1982 era operativa in città una sezione staccata della Croce Verde Goriziana grazie all'impegno personale di una persona, Roberto e ad un esiguo gruppo di volontari in gran parte legati al mondo della Chiesa, scout e Azione Cattolica.
Va detto che dal punto di vista dell'assistenza sanitaria dipendevamo dall'ospedale di Palmanova ad una decina di km. con le difficoltà e la tempestività negli interventi che si posso ben immaginare mentre in loco non c'era neanche un ambulatorio pubblico.
Inizialmente questa iniziativa, seppur meritevole, data la scarsa operatività che era limitata, per evidenti motivi, a qualche ora nei soli fine settimana, non era vista con molto favore sia dagli amministratori locali che dalla Presidenza dell' USL,così si chiamava l'attuale ASL.
Si pensava che fosse la solita, lodevole iniziativa giovanile ma che avesse vita breve, destinata quindi a morire non godeva dell'appoggio né morale né economico se non da parte della cittadinanza che sentiva la necessità di un servizio sanitario locale, come sempre il “popolino” è più lungimirante dei politici.
Certamente la dipendenza da Gorizia, se inizialmente fu utile perchè consentì prima con una e poi con due vecchie ambulanze Volkswagen l'avvio dell'attività, con il passare degli anni non ebbe le dovute attenzioni, era piuttosto abbandonata a sé stessa e all'impegno immane del Direttore Roberto.
Qualcosa era migliorata nel servizio con l'assunzione, che poi si scopri non essere del tutto regolare, di un paio di dipendenti e, a ore, la presenza di un medico. Tutto questo servì, comunque, a fidelizzare i soci che aumentavano di anno in anno.
Non è che io conoscessi e seguissi particolarmente questa associazione, fin tanto che il solito amico Bughi non mi fece incontrare Roberto, bisognava dargli una mano altrimenti sarebbe sopravvenuta la chiusura.
Si stavano diffondendo voci sempre più insistenti di una difficoltà economica/gestionale della casa madre di Gorizia, in particolare nell'occhio del ciclone c'era il Presidente e il suo direttore.
Brutto affare, tirava aria di tangentopoli e le cifre si gonfiavano a dismisura giorno per giorno, si correva il rischio che fosse coinvolta la filiale di Cervignano con i suoi dipendenti ignari e completamente estranei a tutto.
Un po' incosciente, forse, lo sono stato ma la sfida e la volontà di non perdere quel patrimonio, che seppur ancora piccolo numericamente era enorme dal punto di vista umano, mi convinse che bisognava fare il possibile e l'impossibile.
Studiammo una strategia che si rivelò vincente.
(continua)