La strada era bella, asfaltata con le solite curve e tornanti che si trovano in montagna, scendevamo piuttosto veloci in fila indiana, finalmente senza pedalare.
Ad un certo punto, in una secca curva a sinistra Roky sbanda, frena e cade, per fortuna senza grossi danni, qualche leggera sbucciatura niente di piů, il danno maggiore l'ha avuto la sua bicicletta, si č piegata una pedivella, non si sa come, crea dei problemi nella pedalata ma bene o male si puň continuare verso la nuova meta.
Dopo Tolmezzo la strada allora era bianca, ghiaiosa non piacevole da farsi, arrivammo in riva al lago e ci accampammo nell'area libera adibita a camping vicino ad un locale trattoria/dancing.
Tutte le mattine andavamo a fare gli acquisti alimentari nel vicino paese di Interneppo che si raggiungeva attraverso una stradina ghiaiosa piena di curve ed anche abbastanza ripida, dura da farsi in salita e pericolosa in discesa, al ritorno.
Come primo inconveniente perdemmo l'anguria che avevamo messo in una borsa di rete gettandola nella freschissima acqua del lago, comunque il vitto non era male ed anche un buon bicchiere di vino rosso non mancava mai
Durante la notte, poi, dormimmo molto poco perchč avevamo il pavimento infestato di formiche.
Ma il fatto peggiore che ci rovinň le vacanze successe di lě a poco.
Tornando dal paese dove abitualmente andavamo a fare colazione e ad acquistare i viveri il solito, sbadato e irruento Roky scedendo a “tutta birra” ne combinň una delle sue.
Io stavo guidando la fila indiana, ad un certo punto, in una curva a sinistra incrocio un motociclista che lentamente stava salendo, rigorosamente sulla sua destra.
Ebbi un presentimento e mi girai a vedere se dietro di me c'erano gli altri due e feci giusto in tempo a vedere Roky scontrarsi con l'uomo in moto.
Mi fermo e torno indietro, ricordo con chiarezza la scena.
Roky che tiene per le braccia un vecchietto seduto a terra, con la faccia sanguinante. La polvere aveva contribuito a creare una scena da brivido.
Per fortuna passň un automobilista che si rese disponibile al trasporto nel paese piů vicino dove c'era un medico.
La mano protettrice che vegliava su di noi ci aiutň anche in quella occasione, le ferite non erano gravi e tutto si risolse con una medicazione ambulatoriale e relativo trasporto a casa del malcapitato.
Non ci crederete ma da un controllo successivo la pedivella della bicicletta del mio amico era diritta, quasi perfetta.
Il giorno successivo fu dedicato alle trattative che dovemmo sostenere con il parroco locale che fungeva da intermediario e il vecchio incidentato che voleva essere rimborsato del mancato guadagno dei giorni che sarebbe rimasto assente dal lavoro.
Ce la sbrigammo lasciando i nominativi e l'indirizzo dei genitori di Roky mentre non fu richiesto alcun intervento di polizia, per fortuna.
A questo punto, perň, eravamo demotivati e soprattutto senza soldi in quanto le quattro lire in piů di cui disponevo le avevamo spese tra visita medica e trasporto del malcapitato.
La decisione immediata di smantellare il campo, sommata ad una foratura creň un po' di scompiglio, pentole, vestiti, teli tenda, cerchioni e camere d'aria erano disseminati su tutto il “campo”.
Prendemmo la strada del ritorno abbacchiati e anche un po' preoccupati per le conseguenze dell'incidente che avremmo dovuto subire una volta arrivati a casa.
Ricordo che le ultime lirette le spendemmo per dissetarci in un bar vicino a Udine, prendemmo due “spritz” (vino, acqua minerale e limone) e un “canarino” (acqua minerale e fettina di limone), perchč quest'ultimo costava meno.
Ben presto arrivarono le richieste di rimborso sempre piů consistenti da parte del parroco per il montanaro/motociclista che evidentemente ci voleva speculare alla grande e alle quali il padre del mio amico dovette far fronte.
Da buon, severo educatore qual'era, il padre di Roky dette un giro di vite prima alle concessioni di libertŕ e poi di disponibilitŕ economica con una conseguente e crescente acredine nei confronti di quel “approfittatore” montanaro.
In quel tempo, Roky frequentava le scuole superiori a Udine, ospite di un collegio e rientrava regolarmente a casa per il fine settimana.
Un sabato, ci troviamo al solito bar e arriva lui tutto “pimpante” e allegro,”ragazzi, ho una bella novitŕ” ci dice.
“Sputa l'osso, Roky” che bella novitŕ vuoi che porti dal collegio, abbiamo pensato.
Risposta : “Alcuni giorni fa, ero seduto sul WC in attesa di fare quello che fisiologicamente tutti facciamo, nel frattempo leggevo gli articoli del “Messaggero Veneto”, sě perchč in collegio non si usava la carta igienica ma si riciclavano i vecchi quotidiani, “cosa mi capita di leggere nella cronaca dalla Carnia ? E' scoppiato un incendio nella casa di........(nome e cognome del vecchietto della moto) ebbene, disse Roky, “ho fatto la piů bella ca...ta della mia vita”.
Perdonatemi la schiettezza ma andava raccontata riportando testualmente la colorita espressione.
Secondo lui finalmente giustizia era fatta.
Sono sicuro che se da lassů mi guarda Roky si farŕ una gran bella risata.
Ed in futuro la gita in bicicletta fu ricordata soprattutto per il suo strano e imprevedibile epilogo.
Purtroppo, come se la sua vita fosse preventivamente tracciata da incidenti stradali, Roky fu protagonista di un altro bruttissimo caso, in auto travolse una ragazza che portava sul seggiolino della bicicletta il proprio figlio di pochi anni.
Il bambino fu sbalzato a distanza e cadde in un campo senza conseguenze fisiche mentre la giovane madre morě.
Ciao Roky